domenica 14 dicembre 2014

Scemo e più scemo 2

Un malinconico tramonto accarezza le colline mentre i due giovani vampiri scoprono per la prima volta che la loro "diversità" li renderà unici e che il loro amore, empio agli occhi degli dei, sarà nutrimento eterno delle loro anime immortali.
Ecco, i film così a me fanno cagare, per questo vado a vedere Scemo e più Scemo 2.
E non perchè due vampiri teenager non possano amarsi, ma semplicemente perchè tutto ciò l'ho  già visto e vissuto nella realtà, come i deflettori che smettono di funzionare, i minatori di spezie in sciopero per il rinnovo del contratto nazionale, gli elfi che combattono i nani, il freddo che si impossessa del paese e bisogna correre più veloci, zombie che corrono dietro ai loro sogni. Tutte cose  banali, che vediamo negli uffici italiani tutti i giorni. Quando vado al cinema voglio invece sognare, voglio qualcosa di straordinario.

E' difficile recensire un film divertente, perchè non puoi fare una recensione divertente, non funzionerebbe mai, è come imitare un imitatore.
Quindi parliamone seriamente, cerchiamo di capire la metafora della vita che è nascosta in questa pellicola dai toni agrocomici...
La trama.
Dopo circa 20 anni due cari amici si ritrovano a fronteggiare la serietà dell'essere adulti. Laddove li avevamo conosciuti scanzonati nel primo film, tutti dediti a incendiar scorregge e a tagliarsi i capelli con lo scolapasta (cazzo, quanto mi piaceva quella scena!), ecco che oggi li ritroviamo invecchiati di vent'anni, alle prese con tutto ciò che nel primo film era stato sottaciuto.
La malattia, dura e implacabile compagna di vent'anni di uno dei protagonisti, vista dall'angolazione premurosa e materna di chi si prende cura di lui con dedizione e affetto da vero amico.
La famiglia, concetto patriarcale polverizzato da questa società monogamica e quattrosaltante in padella, dipinta come  ricerca estenuante di verità, di legami di sangue.  Topos forte, vissuto dai protagonisti con quell'imbarazzo di non ritenersi di essere all'altezza della figura paterna, ruolo voluto e negato al medesimo tempo. Delicata in quest'ottica la figura della figlia, appena abbozzata, quasi impalpabile nel tessuto connettivo della trama, che di tanto in tanto appare palesando la sua sperdutezza in un mondo così frenetico nel quale si è trovata a crescere alla costante ricerca del demiurgo onnisciente.
La scienza, materia in grado di realizzare i sogni ma anche di generare profitti - da sempre nella cinematografia statunitense demonizzata ed esaltata allo stesso tempo. Nel film diventa elemento collante della vicenda, protagonista assoluta dell'ultimo atto, che vedrà i protagonisti da un lato chiarire le loro vicende umane ma che lancerà anche inquietanti interrogativi sul ruolo della conoscenza umana sulla felicità terrena.

Perchè alla fine di questo parla questo meraviglioso e metaforico film - di come si possa essere felici su questo pianeta. Può una faccia buffa, una scoreggia appena modulata, un pappagallo che esplode essere un evento che cambia la nostra vita? Se noi glielo permettiamo, sì. Se diveniam tetragoni a tutto ciò che causa una facile risata, non ci resterà che sfogare tutto il nostro malumore sui social network e la gente penserà cazzo quello lì non tromba mai.

Quindi ben vengano altri 10 scemo e più scemo, Dio ci conservi gli attori sani e in forma come in questo episodio, che di avventure nello spazio ne abbiam pieni i coglioni e i supereroi dai figurati se possono volare.
In un mondo così quel che ci resta è ormai solo una sana risata.Se è fragorosa, tanto meglio.

VOTO DELLA PEPI ENCICLOPEDIA DEL CINEMA: 9, beh, citando Jerry Maguire, "per il voto mi avevi già convinto quando hanno girato la carrozzina"

domenica 15 giugno 2014

Ho visto il film di Tom Cruise

Perchè se c'e' un film in cui recita Tom Cruise, scompare il contesto, il regista, il titolo (poi lo mettete anche in inglese! Oh? Ma per chi ci avete preso? In questo paese dobbiam mangiare, non è che possiamo studiare anche le lingue!!). Diventa il film di Tom Cruise.
Poliedrico attore, capace di sorridere e di avere un bel sorriso, con un taglio di capelli che ha già attraversato tre generazioni e che ancora non stanca, nemico giurato del pur ottimo Pessi di Dauson Crik perchè gli ha ciulato la ragazzina carina ma un po' figa di legno, saltante sui divani, ma ormai nostro amico da una vita, che gli perdoniamo praticamente tutto in cambio di quel bel sorriso tirabaci, che fosse per me potresti andare a illuminarci una miniera. Finito questo improvviso momento di rabbia, parliamo del film.

LA TRAMA

Tom Cruise goffo e pasticcione, scansafatiche e paraculato, si trova catapultato nel peggior incubo che essere umano possa immaginare.
Deve fare l'impiegato in una grande finanziaria.
Sarà solo per un giorno dice, mentre timbra il cartellino, viene deriso dai colleghi perchè non va al mare e non è abbronzato, si sorbisce per 45 minuti lamentele sui mariti e su bambini demoniaci che cagano mousli verdi praticamente in ogni angolo della casa. Per fortuna che stasera è finita, pensa, mentre è costretto a sottostare a ordini incomprensibili, a relazionare sinergie per brandizzare le strategie up-to-date e market oriented, a misurare i secondi della pausa pranzo che altrimenti deve seguire la procedura per chiedere un permesso che è complicatissima. Per fortuna che da domani farò altro, pensa, mentre protocolla secondo i dettami circolarizzati l'allegato di cui alla bisogna, mentre gli vengono impartite direttive contradditorie e mentre guarda il cielo splendere sulle ragazze semiignude dalla finestra.
All'uscita del lavoro, dopo aver timbrato il cartellino succede un fatto inspiegabile. Tom Cruise si trova catapultato nel passato (cioè la mattina stessa), proprio subito dopo aver timbrato il cartellino. E si ritrova a vivere la stessa giornata, con gli stessi colleghi, con le stesse procedure, in eterno.
Ovviamente parliamo di situazioni da fantascienza, situazioni così sono impossibili da ricreare nella realtà.
Tom Cruise rivivendo sempre le stesse situazioni, progredisce, da impiegato disorientato e sottopagato a impiegato abitudinario e sottopagato. Perde la voglia di migliorarsi, perde le motivazioni a considerare altre cose che vadano oltre la giornata, perde l'incentivo alla libertà, all'iniziativa, a fare altro.
Dopo quarant'anni di questo incubo ad occhi aperti lo ritroviamo al distributore delle bevande. Dopo aver acqiustato un Ciococok e una bevanda al gusto di caffè si allontana sbattendo contro un muro e dicendo "ma qui una volta c'era una porta. Ma qui una volta c'era una porta. Ma qui una volta c'era una porta". E continua a camminare contro il muro. .
Dopo 15 minuti si gira verso la telecamera e dice "magari fossi andato a morire in guerra in uno sbarco senza speranza all'ultimo sangue contro degli alieni invincibili".

GIUDIZIO DEL FILM

E' un film simpatico, soprattutto nel primo tempo, che ricorda ovviamente "Ricomincio da Capo" e che nel secondo tempo si trasforma in un noiosissimo e già visto film di "aspetta che tiro un bastone in testa agli alieni, vedrai che è l'unico modo di sgominarli".
Il significato recondito è importante, se avessimo l'opportunità di imparare dai nostri errori e rivivere le situazioni tenderemmo alla perfezione, ma siccome non ce l'abbiamo, mangiamo a sfinirci, guardiamoci sta  tv e lamentiamoci su sti social network.

VOTO DELLA PEPI ENCICLOPEDIA DEL CINEMA: 6, 6 +, fate voi.
A un primo tempo estremamente godibile in cui un Tom Cruise sorridente e impacciato ci fa pensare "Che bravo attore è Tom Cruise, gli viene così spontaneo fare l'incapace" segue un secondo tempo in cui un Tom Cruise imbattibile e letale ci fa pensare "Che bravo attore è la controfigura di Tom Cruise".

domenica 4 maggio 2014

Ho visto il film dei Metallica - Through the Never

Nell'ordine ho realizzato le seguenti cose

- invecchio male, nel senso che ascoltare "Give me fuel, give me five" dei Metallica sembra darmi la carica. Quando ero giovane, bello, audace, ribelle dicevo che Fuel era una cagata, e il mio inconscio dice che è ancora così, ma la mia seniority sembra dire eh, voi giovani, non sapete apprezzare le cose belle, volete tutto e subito, ai miei tempi si scriveva ai con l'acca.

Ma parliamo dal principio.

Lo sapevate che i Metallica hanno fatto un film?

Non ricordo come ho fatto a scoprirlo, ma ovviamente appena saputolo mi sono recato nella più vicina cinesala "Silent" per visionarlo, con il fare supponente di chi dice ma figurati la cagata, i Metallica sono morti da una vita, il black album da sempre ha sancito la loro morte, lo dico ogni volta che mi ubriaco, dopo aver lavato i piatti.

Attenzione! Prima di leggere sappiate che nella recensione potrei anche usare espressioni di gran talento come "hanno acceso la mia anima con riff micidiali" e "sono ancora in grado di scuotere la polvere dalle vibre emotive di una vita vissuta nella corsia del sorpasso". Ma potrei anche usare espressioni di gran talento come "hanno spento in me il ricordo vivido di un emozione scritta senza accento ma che dura un istante eterno senza apostrofo" e "deludenti come una donna nuda vibrante di desiderio che sfoglia un sussidiario tenuto alla rovescia pur di non guardare l'amor che tanto  la paventa".
Non lo potete sapere quali userò, se non continuate a leggere!!!

LA TRAMA

Un giovane, fan dei Metallica, porta sborracce a destra e a manca. E niente, ci sono i Metallica che lo guardano come se fosse un impiegato dedito ai poteri delegati, ci sono i capi che gli danno compiti umilianti, tipo apri una sessione, chiudi una sessione, l'hai aperta? Perchè non l'hai chiusa?.
E niente, lui se ne frega, perchè nella pausa di 15 minuti massimi riesce a guardare per 2 minuti massimi  i concerti dei Metallica, ma poi lo richiamano al lavoro dicendogli cose tipo vammi a prendere una tanica di latte, che il metal è fatto di droga e sesso ma il latte resta pur sempre l'alimento più completo.
E niente, lui va a cercare il latte, ma si ferma con gran astuzia in mezzo a un incrocio in attesa di essere travolto dalle emozioni, ma poi niente sembra travolgerlo, a parte un tir che lo centra in pieno, e chi colpisce per primo colpisce due volte, bel colpo, la prossima volta offri l'altra guancia, cristo.
Qui non si capisce ma c'e' una specie di rivolta in città dove il giovane un po' si unisce, un po' si tira indietro, proprio non si capisce, ma come cazzo parlate. E niente, mi sembra che nella rivolta non vinca la polizia assassina, rispettiamo solo i pompieri, il giovane torna al concerto dei Metallica, dove intanto è crollato il soffitto, ma nessuno si è fatto male, e lunga vita al metal suonato in cantina.

Che ci crediate o no, questo è un riassunto della trama piuttosto fedele.

Perchè la storia è inutile, è un concerto dei Metallica, alla fine. Lungo 1 ora e mezza.
Ma è un concerto bellissimo, remasterizzato, prodotto alla grande, da ascoltare con l'audio fortissimo perchè è in grado di accendere la vostra anima con riff micidiali. Bellissimo l'allestimento per "And Justice for All" e per "Ride the Lightining", ma bellissima tutta la scelta delle canzoni (ovviamente quasi tutte dei vecchi album), come a dimostrare che i Metallica sono ancora in grado di scuotere la polvere delle vibre emotive di una vita vissuta nella corsia del sorpasso. Ma bellissimo anche il finale, tutti seduti su uno sgabello a suonare "Orion", cazzo, fossi mai riuscito a risuonarla in Guitar Hero, impossibile. Ma iniziare tutti i periodi con "Ma" una volta si andava in galera, adesso si è giornalisti.

C'e' una sola canzone degli album recenti (da Death Magnetic) ma lì basta andare avanti, come nei film porno quando ci sono i dialoghi tipo "ma non è possibile, sono tua madre".

VOTO DELLA PEPI ENCICLOPEDIA DEL CINEMA: 9. Personalmente l'ho apprezzato tantissimo per la perfezione della produzione visiva del concerto e della qualità del suono, evvedi che mi sono comprato anche il cd da aitunes che per correre è l'ideale, peccato che ti dà una carica di energia tale che finisci dentro il fosso.

lunedì 9 settembre 2013

Broken Bus - Andrea Mazzucchelli (quarto episodio)

Andrea Mazzucchelli era giovane ma tremendamente ansioso.
Quindici anni passati a preoccuparsi di tutto, per motivi che ignorava. Aveva dato la colpa ad un'educazione troppo oppressiva, che era assolutamente vero, ma sicuramente ci aveva messo del suo. Aveva ansia che non ci fosse abbastanza marmellata nel bombolone marmellato, aveva ansia di essere troppo grasso (e questo lo faceva effettivamente ingrassare), aveva ansia che non avrebbe mai baciato una donna e neanche un uomo, come ultima spiaggia. Aveva ansia che l'ultima spiaggia fosse veramente l'ultima, che non avrebbe mai trovato un lavoro, che non sarebbe mai neanche riuscito a essere un disoccupato.
La sua ansia più grande era però stata costruita ad arte dalla sua mente diabolica: aveva l'ansia di avere un'urgenza irrefrenabile di andare in bagno, senza che ci fosse un bagno nelle vicinanze. Che, a pensarci bene, è un pensiero legittimo, ma ovviamente portato alla paranoia e alla ragion di vita era diventato la sua ansia perfetta: il solo pensiero che non ci fosse un bagno nelle vicinanze lo spaventava, e quindi il suo intestino si muoveva per la paura trasformando l'ansia in realtà e impedendogli il più delle volte di uscire di casa.

Andrea era però pieno di volontà e di risorse.

Era particolarmente ansioso del giudizio degli altri, quindi aveva deciso che, per evitare che si accorgessero del suo stato perennemente ansioso, avrebbe osato la volgarità per fingersi un gradasso sgradevole.
Lo so, è difficile da spiegare.
Magari con un esempio...

Spesso salendo sull'autobus si scopriva terrorizzato dal fatto di non aver controllato due volte il numero del mezzo su cui era salito. Allora si rivolgeva agli amici dicendo frasi del tipo "Oh, non è che cambia il numero dell'autobus in corsa, sto frocio?" indicando l'autista con aria allo stesso tempo tremebonda e spavalda. Gli amici controllavano e dicevano "Tranquillo Roccia, ho controllato, il numero è lo stesso". Andrea Mazzucchelli era ansioso quando lo chiamavano Roccia, perchè non capiva se era una presa per il culo.
Il soprannome Roccia se lo era guadagnato quella volta che a scuola durante l'ora di ginnastica c'era "il test delle flessioni".  Il "test delle flessioni" consisteva semplicemente nel fare 20 flessioni.
Andrea ne era terrorizzato.
L'idea di fallire davanti ai compagni lo aveva tenuto sveglio per tutta la notte. Arrivato in palestra aveva atteso il suo turno con fare impassibile (ma con la morte dentro). Poi si era sdraiato, aveva fatto 2 flessioni poderose, potenti e perfette. Si era rialzato e aveva detto all'insegnante "Le altre 18 le tengo per la mia ragazza" e se ne era andato senza voltarsi. Girato l'angolo dello spogliatoio aveva cominciato a frignare come un ciuchino, chiedendosi se la cosa avrebbe funzionato.
Aveva funzionato, perchè l'insegnante era sottopagato e non gli fregava nulla di quel lavoro orribile e meditava prima o poi di suicidarsi impiccandosi agli anelli del corpo libero.
La vita di Andrea, tra una paura e l'altra, era ormai rotolante verso l' inferno, per cui, quel 14 agosto, aveva deciso di affrontare finalmente tutte le sue ansie. Partendo da quella più grande.
Quella mattina si era svegliato e aveva volutamente deciso di NON andare in bagno. "La tengo, è normale, come fanno tutti - ho fatto i conti: l'autobus ci mette 15 minuti, calcolo altri 15 minuti di attesa massima: tra 40 minuti sarò al bagno della scuola e se proprio mi scapperà andrò lì!"
Alle 7.20 era quindi uscito di casa, con un sudore misto caldo-freddo che non sapeva se ricondurre all'ansia o a un cagata bovina. Ad ogni modo, fiero dei suoi propositi e facendosi coraggio, aveva chiuso la porta e si era avviato verso la fermata.

Andrea non poteva neppure immaginare quanto a lungo sarebbe dovuto rimanere sull'autobus, quel giorno.

venerdì 23 agosto 2013

Broken Bus - Sampar (terzo episodio)

Sampar guidava gli autobus da 39 anni, 11 mesi e 29 giorni. Ancora due giorni e sarebbe andato in pensione. Non gli sembrava vero.

Era salito sul primo autobus nel 1973, e non ne era ancora sceso. Le aveva viste più o meno tutte dalla sua cabina di guida, il Gianni. Già, perchè Sampar non era il suo vero nome. Era un soprannome che si era guadagnato per un curioso episodio avvenuto nel Novembre del 1979, sulla tratta che portava dal Deposito Due MAdonne a Calderara di Reno. In quella che sembrava una ordinaria giornata di lavoro era accaduto un evento, per l'epoca, straordinario. Sull'autobus era salito un cittadino di un'altra nazione: barba foltissima, turbante in testa, carnagione olivastra. Il Gianni l'aveva squadrato da cima a sandali per imprimerlo bene nella memoria. Poi, nel silenzio attonito sceso tra gli imbarazzati passeggeri del mezzo pubblico, aveva messo la prima, aveva sospirato e aveva continuato il suo viaggio, tra il sogno e la realtà. .
Lo straniero non aveva pronunciato una sola parola, era sceso alla fermata dell'Ospedale Maggiore e si era incamminato lentamente verso la sua destinazione.
Il Gianni, finito il turno, si era fiondato nella sala ricreativa dell'azienda di trasporti in via San Felice e tutto d'un fiato aveva raccontato "Oggi è salito su un autobus uno di un altro paese! Doveva essere un persiano, un indiano...quelle robe lì... mammia mia che cose strane che si vedono!". I colleghi, attoniti, avevano ascoltato per 15 minuti i voli pindarici del Gianni per cercare di descrivere le sembianze della creatura e le emozioni che si erano diffuse per tutto l'autobus. Alla fine del suo racconto, con un filo tremulo di voce, si era accasciato su una sedia esclamando "Che esperienza! Sentite mo' il Gianni e ricordatevi queste parole: diventerò famoso per essere l'unico autista di Bologna che ha visto salire uno straniero su un autobus".
Questo racconto era diventato leggenda e si era tramandato di anno in anno, di circolo in circolo.
25 anni dopo, appunto, gli era valso il famoso soprannome di "Sampar". Abbreviazione di "Lù lè ai ciàpa sampar".

Il 13 agosto 2013 Sampar stava concludendo il suo penultimo giorno di lavoro. Con fatica, per utilizzare un eufemismo. L'autobus, una vettura col numero 13 stampigliato sulle estremità, stava esalando gli ultimi respiri, come se volesse andare in pensione assieme al suo padrone. Con tutta l'esperienza accumulata negli anni, il Gianni era riuscito a parcheggiare il mezzo nel deposito Battindarno e aveva spento il motore un secondo prima che questo collassasse, a giudicare dai rumori prodotti. L'aria condizionata era rotta, il monitor di sistema era sfarfallante nell'intento di riavviare il sistema operativo da circa 15 anni (c'era montanto Windows 98!), i sedili divelti e i finestrini opponevano la resistenza di un lottatore di sumo a qualunque manovra di approccio. Sampar, che ne aveva viste tante, aveva sentenziato "Questo è stato il tuo ultimo viaggio!". Aveva compilato la scheda per i meccanici segnalando "grave malfunzionamento", poi l'aveva consegnata a Tazio e Enrico, che facevano il triplo turno in officina e aveva sentenziato "Cal zavài que ans muvàra piò!" . Dopo era andato a casa per un meritato riposo in attesa del suo ultimo turno, che sarebbe iniziato alle 11.30 del 14 agosto 2013.

Il mattino successivo, come da procedura prevista dall'azienda dei trasporti bolognese, aveva comunque provato a riaccendere la vecchia carcassa e, con suo enorme stupore, l'autobus si era subito messo in moto con un frizzante rombo del motore, che sembrava cantare come Gigi Finizio al festival degli Innamorati Sbaciucchiosi di Venezia. Gianni, stupito ma allo stesso consapevole dell'origine del suo soprannome, aveva fatto finta di niente e fischiettando aveva iniziato il suo ultimo viaggio verso il capolinea.

Alle 11.45 Tazio si era avvicinato a Enrico ridendo "Hai visto Enrico? L'autobus di Sampar oggi è partito come un fulmine! Ogni parola, una sentenza!". Ma la risata si era subito fermata in gola vedendo lo sguardo di Tazio diventare prima interrogativo, poi pallido, poi terreo. "Che c'e' Tazio, hai visto una busona?", aveva subito chiesto Enrico speranzoso.
Tazio aveva pronunciato poche semplici parole. "Come ha fatto a ripartire quell'autobus che gli ho tolto il motore ieri sera?".

martedì 20 agosto 2013

Broken Bus - Rita (secondo episodio)

Impiegata della Biblioteca comunale, o impiagata, come era solita definirsi in gioventù l'insicura Rita.
Da 34 anni attendeva che il principe azzurro, dopo essersi registrato in Biblioteca compilando l'apposito modulo,  venisse a salvarla portandola nel mondo fiabesco che si era costruita. Un mondo che trasudava sogni e speranze, che si alimentava grazie a ogni riga sbranata dai suoi libri preferiti... un mondo etereo e impalpabile che prendeva vita ogniqualvolta Rita chiudeva gli occhi. Tra un tomo e l'altro, un po' stufa di aspettare, Rita  aveva insospettatamente scoperto una grande passione per il sesso anale.
Non era come trovare il principo azzurro, soleva dire, ma però minghia intanto che aspetti almeno il tempo passa allegramente.
E dire "ma però" quanto la eccitava, nella sua imperfezione grammaticale!
Da quando aveva abbracciato la promiscua libertà sessuale si sentiva combattuta tra la vecchia Rita e la porca Rita, due proiezioni di se stessa che cercavano faticosamente di convivere. Aveva scelto finora partners occasionali, scoprendo a sua insaputa di essere molto desiderabile e, a detta dei suoi amanti, anche molto brava.

Ma questa non era l'unica perversione di Rita.
Quello che veramente la eccitava, che la faceva sentire in estasi era mandare messaggini ai suoi partners, dando così sfogo a tutte le fantasie più nascoste. Erano i suoi piccoli romanzi: audaci, intensi, improvvisi, emozionali e istintivi.

Quello di cui Rita non si accorgeva era però che le sue due anime, quella colta-istruita e quella selvaggia- passionale, convivevano nei suoi sms. Per fare degli esempi, tra i messaggi inviati dal suo cellulare comparivano  "Scopami come se fossi la tua troia, poichè mi è negletta l'autostima quando giaccio teco". Ma anche "Vorrei che fossi qui per ingollare con avidigia estrema il tuo seme, atteso che il desiderio di essere scopata è difficile da arginarsi". La sua parola preferita, come per molti agricoltori, era infatti "seme". Lo infilava in ogni messaggio, il più delle volte sconcertando chi lo riceveva che si aspettava un linguaggio ben più terra terra visto l'argomento trattato.

Quella mattina Rita si era svegliata di buonora e aveva mandato un solo sms, che recitava pressapoco così "Tazio, stanotte ho sognato il tuo seme. Ci si vede sul solito autobus. Non indosserò le mutandine, vieni ad obliterare l'apposito titolo di viaggio o verrai sanzionato secondo le vigenti normative".

Rita non sapeva quanto le avrebbero fatto comodo un paio di mutandine sopra quell'autobus che luccicava abbagliando i passanti,  in quella torrida mattina d'Agosto.

martedì 13 agosto 2013

Broken Bus - Arnaldo (episodio pilota)


Quella mattina di Agosto Arnaldo si era svegliato presto, come suo solito.
Alle 4 del mattino, un'afa insopportabile (anche per quella stagione) e un'irresistibile voglia di rompere i coglioni ai bolognesi che  sarebbero andati a lavorare di lì a poco lo avevano scaraventato giù dal letto. Aveva sputato a terra, aveva tirato fuori i bollettini postali, aveva messo a posto la sua collezione di foto di badanti rumene, aveva telefonato a uno dei suoi numeri verdi preferiti per poi riattaccare non appena rispondeva l'operatore. Questa liturgia ormai consolidata era recentemente stata arricchiata da un nuovo rito: tracannare d'un fiato un bicchierino ricolmo di alchermes. Alfonso si era accorto che quel bicchierino era sufficiente per rendere le labbra spiaccicanti tutto il giorno. Biascicare fortissimo di fianco alle persone era diventato un gioco da ragazzi e alcuni toni di schiocco erano talmente alti che avrebbero potuto disturbare la  Madonna in persona.
Alle 7.45, puntuale come la sorte, Arnaldo era uscito di casa alla ricerca del bus più affollato possibile.

Arnaldo, 67 anni, non sapeva che dopo aver messo piede su quell'autobus non avrebbe mai più rivisto una sportina della COOP.