Un malinconico tramonto accarezza le colline mentre i due giovani vampiri scoprono per la prima volta che la loro "diversità" li renderà unici e che il loro amore, empio agli occhi degli dei, sarà nutrimento eterno delle loro anime immortali.
Ecco, i film così a me fanno cagare, per questo vado a vedere Scemo e più Scemo 2.
E non perchè due vampiri teenager non possano amarsi, ma semplicemente perchè tutto ciò l'ho già visto e vissuto nella realtà, come i deflettori che smettono di funzionare, i minatori di spezie in sciopero per il rinnovo del contratto nazionale, gli elfi che combattono i nani, il freddo che si impossessa del paese e bisogna correre più veloci, zombie che corrono dietro ai loro sogni. Tutte cose banali, che vediamo negli uffici italiani tutti i giorni. Quando vado al cinema voglio invece sognare, voglio qualcosa di straordinario.
E' difficile recensire un film divertente, perchè non puoi fare una recensione divertente, non funzionerebbe mai, è come imitare un imitatore.
Quindi parliamone seriamente, cerchiamo di capire la metafora della vita che è nascosta in questa pellicola dai toni agrocomici...
La trama.
Dopo circa 20 anni due cari amici si ritrovano a fronteggiare la serietà dell'essere adulti. Laddove li avevamo conosciuti scanzonati nel primo film, tutti dediti a incendiar scorregge e a tagliarsi i capelli con lo scolapasta (cazzo, quanto mi piaceva quella scena!), ecco che oggi li ritroviamo invecchiati di vent'anni, alle prese con tutto ciò che nel primo film era stato sottaciuto.
La malattia, dura e implacabile compagna di vent'anni di uno dei protagonisti, vista dall'angolazione premurosa e materna di chi si prende cura di lui con dedizione e affetto da vero amico.
La famiglia, concetto patriarcale polverizzato da questa società monogamica e quattrosaltante in padella, dipinta come ricerca estenuante di verità, di legami di sangue. Topos forte, vissuto dai protagonisti con quell'imbarazzo di non ritenersi di essere all'altezza della figura paterna, ruolo voluto e negato al medesimo tempo. Delicata in quest'ottica la figura della figlia, appena abbozzata, quasi impalpabile nel tessuto connettivo della trama, che di tanto in tanto appare palesando la sua sperdutezza in un mondo così frenetico nel quale si è trovata a crescere alla costante ricerca del demiurgo onnisciente.
La scienza, materia in grado di realizzare i sogni ma anche di generare profitti - da sempre nella cinematografia statunitense demonizzata ed esaltata allo stesso tempo. Nel film diventa elemento collante della vicenda, protagonista assoluta dell'ultimo atto, che vedrà i protagonisti da un lato chiarire le loro vicende umane ma che lancerà anche inquietanti interrogativi sul ruolo della conoscenza umana sulla felicità terrena.
Perchè alla fine di questo parla questo meraviglioso e metaforico film - di come si possa essere felici su questo pianeta. Può una faccia buffa, una scoreggia appena modulata, un pappagallo che esplode essere un evento che cambia la nostra vita? Se noi glielo permettiamo, sì. Se diveniam tetragoni a tutto ciò che causa una facile risata, non ci resterà che sfogare tutto il nostro malumore sui social network e la gente penserà cazzo quello lì non tromba mai.
Quindi ben vengano altri 10 scemo e più scemo, Dio ci conservi gli attori sani e in forma come in questo episodio, che di avventure nello spazio ne abbiam pieni i coglioni e i supereroi dai figurati se possono volare.
In un mondo così quel che ci resta è ormai solo una sana risata.Se è fragorosa, tanto meglio.
VOTO DELLA PEPI ENCICLOPEDIA DEL CINEMA: 9, beh, citando Jerry Maguire, "per il voto mi avevi già convinto quando hanno girato la carrozzina"