domenica 30 giugno 2013

World War Z : la recensione

Piovono zombie, è la sua stagione
In genere, alla proiezione al cinematografo dei film dei morti viventi viene riservata una sala da 5 posti nel cinema più sperduto di Potenza, riempita in genere solo per la metà. Stavolta c'e' Brad Pitt, quindi sala magnum dell'Uci Cinema gremita in ogni ordine di posto, giornata serena, a tratti nuvolosa, arbitra il signor Fabbricatore della sezione di Barletta. Perlopiù sono neofiti di film di zombie incuriositi da "ma cosa saranno mai questi zombie, sarà un nuovo modo di vestire, sarà una tribù indiana, non riesco a vivere nel dubbio quindi intanto mi faccio una tanica di popcorns da accompagnare con litri di bibite gassate zuccherine, che mi passa. Poi faccio un casino della madonna durante i 45 minuti di pubblicità, uh mamma mia, ho lasciato il portafoglio al lavoro, sulla scrivania del tavolo alla Provincia di Bologna, uè, che scurnata".

Ma un breve excursus sulla mia vita, non vogliamo farlo? Il mio primo abbocco con gli zombie ce l'ho quando a 8 anni mi portano a vedere una riedizione di Fantasia al Capitol, film dove tutti i personaggi zufolano e canticchiano sfrigolandosi di abbracci. Nel cinema di lato, con i muri di cartone, viene proiettato invece "Demoni". Ora, tra uno zufolio e l'altro di Fantasia migliaia di bambini sentono orde di demoni grugnare in maniera satanica e reclamare carne umana e, forse, per la prima volta le loro giovani menti pensano "Porca Troia!", che poi non sanno cosa vuol dire, ma capiscono che ci sta tutto! Allora al cinema tra l'altro non esistevano i popcorn, nè le bibite gassate: ai bambini veniva dato un gavettone di lesso che doveva bastare come piatto unico. Da adulto ho poi visto Demoni, film bellissimo, ambientato in un cinema, posso solo immaginare l'orrore e la suggestione di vederlo in sala... poi ho visto tutti i film di genere e non si sa perchè è un genere che appassiona sempre. Film tragediosi e apocaliticci come Zombie, o film come Re-Animator, che non saprei definire, o anche la serie Walking Dead, ma anche quella serie inglese con gli Zombie che entrano al Grande Fratello (credo si chiami "Dead Set") ti legittimano a parlare di zombie con cognizione di causa. Quando entra Brad Pitt con un look uguale a Gabriel Omar Batistuta, che gli manca solo la maglia numero 9 della Fiorentina, e senti tutto il pubblico femminile gemere come se ci fosse Ron Jeremy nell'antibagno, capisci che boh, però gli zombie non dovrebbero essere in secondo piano rispetto al pur ottimo calciatore.

 La trama: Ato Bolton si ammala di una malattia incurabile, che è "la rabbia di correre velocissimo", e nessuno riesce a trovare la cura. I medici indiani, straziati, tra un doloroso kebab e uno struggente kebap non possono fare che legarlo e farsi mordere, perchè chi sa resistere a un kebab? Questa scena potrebbe essere accaduta in Corea del Sud o ad Israele, non saprei ben dire, nel film si cambia location a cazzo e senza un motivo, solo per fare delle scene di "sono inseguito dagli zombie". Ma niente, il virus de "la rabbia di correre velocissimo" si propaga in fretta grazie alla campagna pubblicitaria "Basta un morso e riparti di slancio!". Primo paese a cadere è l'Italia, dove tutti pensano solo a mangiare e appena si vedono arrivare gli zombies gli italici si preoccupano giustamente di proteggere l'abbacchio e intanto vengono morsi. Dalla fame.

 Ma vabbè, insomma... Batistuta ci terrebbe a vincere la Champions e a dedicarla alla famiglia, quindi si avventura in un lunghissimo pellegrinaggio con un giovane malattologo, vedrete quante ne combineranno assieme... per tutto il film il loro rapporto dicotomico è sicuramente la parte più curata a livello di sceneggiatura/dialoghi... Questi due compagni inseparabili scoprono che forse la malattia è quella, forse gli zombie reagiscono al rumore (un mondo senza metal? mordetemi subito, zombies!), forse è meglio far pianino, che chi va piano va sano e va a trebbiano, come dicevano quelli convinti che un bicchiere al giorno fa buon sangue.

 E niente, il finale è il solito, l'unico modo, pare, di sfuggire agli zombies, è fingersi impiegati di banca, quindi lenti, impacciati, sempre malati... gli zombie sembrano non vedere persone così insignficanti e tirano dritto in cerca di gente vera. Il film è presumibilmente solo il capitolo di una saga, quanto mi piacciono le saghe, ma dice che fanno diventare ciechi. Gli spettatori svuotano la sala lacerati da dubbi del tipo "Ma quindi alla fine gli zombie non ho capito in che squadra giocano"

Voto al film secondo i dettami della Pepi Enciclopedia del cinema: 5 stando larghi, le scene belle sono tutte nel trailer, maledetti, basta con questo trucco che ci si casca sempre
Voto a Gabriel Omar Batistuta: 9, come il suo numero di maglia, riesce a portare tonnellate di donne al cinema a vedere film di zombie morsi dal morbo di Ato Bolton. La prossima volta un film su quanto sia bello starsene a casa a scommettere guardando una partita, grazie
 Voto agli zombie morsi dal morbo di Ato Bolton: 4 che fretta c'era, non c'e' più la primavera.

 p.s.: alla fine del primo tempo commento del 50enne davanti "Se sapevo che gli zombie erano questi mica venivo".

giovedì 27 giugno 2013

I Machine Head

Premessa indispensabile. Se sei un esperto musicale canuto che bacchetta e latra contro tutti quelli che non distinguono il gothic progressive dal gothic dark, non mi sto rivolgendo a te. Hai già scelto di essere sapientino, non sbagli mai, ti invidio un sacco, ti tiro il dito, ma volevo dire un'altra cosa.

Quando ero ciovane, mi piacevano un frego (come usavano dire i ciovani un tempo) i "Machine Head". Trovavo Ten Ton Hammer una canzone potente (evvedi che c'e' scritto anche nel titolo) che mi faceva sentire non solo alternativo, ma addirittura duro e puro, un po' come quelli che ascoltano i Burzum, che poi a volte li ascolto anch'io, però mi interrogo sui Burzum, e quando ci si comincia a interrogare non si è più duri e puri.

E niente, allora erano tutti altri tempi, le stagioni erano tali, si attendeva con ansia dal discaio di fiducia l'uscita del nuovo vinile, e i video musicali normali li passava prima VideoMusic, poi MTV. I video metal li passavano dalle 2 del mattino in trasmissioni per soli adepti, con nomi brutali tipo "Notte Rock", che al sol pensarci avrei messo i figli a letto, che ad ascoltar quella musica lì poi mi diventi un impiegato.

E quindi, senza tediarvi con l'ascolto di Ten Ton Hammer, che però era possente e virile, avevo sentito da più parti (cioè a Notte Rock) che era uscito un nuovo album dei Machine Head, e non vedevo l'ora di acquistarlo dal discaio, ma soprattutto di ricevere come ghiotta primizia il video del primo singolo.
Con grandi aspettative di brutalità mi siedo davanti alla televisione (anche perchè dietro non si vede, buona questa, non invecchia mai) ed ecco finalmente partire le immagini di "From This Day", l'attesissimo nuovo video, che invece vi vado a sottoporre, sennò non si capisce:


Ora, anche se non siete "metallari", potete notare i bigodini di Berlino, gli abiti strechtati, le sonorità che quasi non vi dispiacciono, le luci e i colori, l'alimentazione sottesa fatta sicuramente di sprizzolona e orsetti gommosi.
Quando vidi questo video per la prima volta, mi ritrovai sgomento e perduto. Se fossi stato un pulcino con gli occhiali che tiene un libro alla rovescia, avrei sbattutto gli occhi verso l'orizzonte in cerca di spiegazioni. Se fossi stato un cane placido che sgranocchia nottetempo un lecca-lecca, mi sarei arrestato per riflettere.
Come è possibile che il gruppo che ha fatto Ten Ton Hammer, possa fare QUESTO? Moda? Ricerca del successo? E io ovviamente, che sono più noioso di una mucca che fa un salutino con la mano sinistra, mi interrogai: ma allora devo cambiare anch'io! Perchè è ovvio, tutto quello che succede nel mondo serve solo a mandare messaggi a ME. Macchè egocentrico, anzi, forse sì adesso che mi ci faccio pensare. Forse devo abbandonar la ruvidezza e il mio essere asociale, sociopatico, stronzo, per diventare uno che ha i bigodini di Berlino in testa e veste Armadi, nel senso di persone ben piazzate. .
E' un po' come Mark Lenders, grande calciatore del Giappone che fu, quando decide di smettere di non passarla mai e di tirare fortissimo spaccando portiere, porta e muro e decide invece di giocare di squadra a passarla, come Khrin.

Questo racconto, che vuol esser didascalico e di formazione, si conclude praticamente due anni dopo, quando esce il nuovo album dei Machine Head, con il nuovo singolo di lancio "Imperium". Oramai il discaio è sorprassato dall'Internet, che offre per giovani assetati di musica potente anelato abbeveraggio. E' una frase compiuta quella precedente, giuro. C'e' anche il complemento oggetto.
Alla notizia del nuovo singolo mi sento un po' come un fidanzatino che ha saputo che la sua ragazza lo ha tradito facendo sesso con tutti i suoi migliori amici, tra l'altro pare che siano stati visibili sia Rai1 che Rai2, mentre lui ero abituato a vedere Telacavi. Dopo questo choc la sua ex fidanzatina gli dice che vuole rivederlo per un aperitivo. Capite la titubanza. Ma comunque le da un'altra chance, e, uscendo di metafora, IO mi concedo di vedere il video "Imperium" dei "Machine Head"


Potenza, cambi di ritmo, tutto quello che mi aspettavo nel precedente video, me lo ritrovo ora.
Nel frattempo anche Mark Lenders, dopo essere andato da solo a Bellaria a calciare  il pallone contro le onde per ore e ore, ha smesso di passare la palla ai compagni, spezza le caviglie agli avversari, spacca i muri di sinistro ed è di nuovo se stesso.

Quindi, qual è il messaggio contenuto in questo lungo e frizzante post?
Che a volte nella vita si fanno cazzate, ma si fa poi in tempo a rimediare.

Ma soprattutto che torno ad ascoltarmi Imperium.

p.s. : per i canuti esperti tecnicini, è un racconto che vuol avvincere, quindi la successione temporale degli anni e degli album potrebbe essere stata un po' forzata, merda, ma non vi va mai bene veramente niente.