Impiegata della Biblioteca comunale, o impiagata, come era solita definirsi in gioventù l'insicura Rita.
Da 34 anni attendeva che il principe azzurro, dopo essersi registrato in Biblioteca compilando l'apposito modulo, venisse a salvarla portandola nel mondo fiabesco che si era costruita. Un mondo che trasudava sogni e speranze, che si alimentava grazie a ogni riga sbranata dai suoi libri preferiti... un mondo etereo e impalpabile che prendeva vita ogniqualvolta Rita chiudeva gli occhi. Tra un tomo e l'altro, un po' stufa di aspettare, Rita aveva insospettatamente scoperto una grande passione per il sesso anale.
Non era come trovare il principo azzurro, soleva dire, ma però minghia intanto che aspetti almeno il tempo passa allegramente.
E dire "ma però" quanto la eccitava, nella sua imperfezione grammaticale!
Da quando aveva abbracciato la promiscua libertà sessuale si sentiva combattuta tra la vecchia Rita e la porca Rita, due proiezioni di se stessa che cercavano faticosamente di convivere. Aveva scelto finora partners occasionali, scoprendo a sua insaputa di essere molto desiderabile e, a detta dei suoi amanti, anche molto brava.
Ma questa non era l'unica perversione di Rita.
Quello che veramente la eccitava, che la faceva sentire in estasi era mandare messaggini ai suoi partners, dando così sfogo a tutte le fantasie più nascoste. Erano i suoi piccoli romanzi: audaci, intensi, improvvisi, emozionali e istintivi.
Quello di cui Rita non si accorgeva era però che le sue due anime, quella colta-istruita e quella selvaggia- passionale, convivevano nei suoi sms. Per fare degli esempi, tra i messaggi inviati dal suo cellulare comparivano "Scopami come se fossi la tua troia, poichè mi è negletta l'autostima quando giaccio teco". Ma anche "Vorrei che fossi qui per ingollare con avidigia estrema il tuo seme, atteso che il desiderio di essere scopata è difficile da arginarsi". La sua parola preferita, come per molti agricoltori, era infatti "seme". Lo infilava in ogni messaggio, il più delle volte sconcertando chi lo riceveva che si aspettava un linguaggio ben più terra terra visto l'argomento trattato.
Quella mattina Rita si era svegliata di buonora e aveva mandato un solo sms, che recitava pressapoco così "Tazio, stanotte ho sognato il tuo seme. Ci si vede sul solito autobus. Non indosserò le mutandine, vieni ad obliterare l'apposito titolo di viaggio o verrai sanzionato secondo le vigenti normative".
Rita non sapeva quanto le avrebbero fatto comodo un paio di mutandine sopra quell'autobus che luccicava abbagliando i passanti, in quella torrida mattina d'Agosto.
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